PERROTTELLI Raffaele  

PERROTTELLI RAFFAELE015di Carlo e di Lucia Renzulli, nacque a San Michele di Serino di Avellino il 28 gennaio 1889 e morì in combattimento a Polazzo il 21 luglio 1915.
Ultimo di sei fratelli in una famiglia nota per il suo patriottismo fin dal periodo risorgimentale, orfano del padre, in tenera età e cresciuto in una atmosfera di fede e di ideali compì gli studi medi nel Liceo Ginnasio di Avellino  e nell’Università di Napoli consegui la laurea in giurisprudenza. Chiamato per il servizio di leva ed iscritto nel plotone allievi ufficiali di complemento dell’81° reggimento fanteria, dopo poco tempo, per malattia, subì un provvedimento di rassegna. Il 24 maggio 1915, con la dichiarazione di guerra all’Austria, venne chiamato alle armi per mobilitazione e destinato al 64° reggimento fanteria della brigata Cagliari. Il 3 giugno successivo, semplice fante, partì per il fronte con la 3a compagnia del reggimento, allora comandata dall’eroico capitano Giovanni Randaccio. Nelle rudimentali trincee di Polazzo, sul Basso Isonzo, egli visse e combattè le sue gloriose giornate di guerra, sempre pronto ad offrirsi nelle più ardimentose missioni. Più volte volontariamente si portò sotto i reticolati nemici alla ricerca di una eventuale interruzione che permettesse ai nostri di irrompere nelle trincee.
Durante la seconda battaglia dell’Isonzo, svoltasi nella terza decade di luglio, i ripetuti tentativi dei valorosi fanti di incunearsi nelle difese nemiche per occupare la quota 118 di Monte Sei Busi, si erano sempre infranti contro l’insuperabile groviglio di filo spinato. Il 21 luglio, il fante Perrottelli si offrì nuovamente, volontario insieme con pochi altri animosi, per rinnovare il tentativo di aprire  un varco e portatosi sotto i reticolati alla testa del valoroso drappello, con lancio di bombe a mano e fuoco di fucileria, impedì al nemico di rafforzare ancor più le sue difese passive.
Con coraggio pari all’ardimento, ferito due volte, non volle abbandonare i compagni; ferito una terza volta all’addome cadde per non più rialzarsi. Ma il suo sacrificio permise ai fanti della 3^ compagnia di superare i reticolati, occupare e saldamente mantenere la trincea contesa, contro la quale si infransero i successivi ripetuti contrattacchi.
Alla sua memoria venne conferita, con d. l. 1° giugno 1916, la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

    In servizio di pattuglia presso i reticolati nemici, disturbava con fuoco efficace l’avversario, intento al lavoro di rafforzamento dei reticolati. Ferito per ben te volte successive rimaneva fermo al posto assegnatogli continuando, con eroica tenacia a molestare il nemico, finchè, ferito una terza volta, all’addome, mortalmente, lasciava la vita sul posto che aveva tenuto con tanto onore. Polazzo, 21 luglio 1915.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1915 al 1916,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968, p. 56.

 

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