PISCICELLI Maurizio

MAURIZIO PISCICELLI073di Agostino e di Caterina Montalto, nacque a Napoli il 25 marzo 1871 e morì in combattimento a Kamno Alto (Caporetto) il 24 ottobre 1917.
Discendente da antica famiglia patrizia, studiò nel Collegio Militare della Nunziatella e dall’Accademia Militare di Torino uscì sottotenente di artiglieria nel 1889, trasferito, poi, nel 1890, nell’Arma di Cavalleria. Di ingegno fertile, d’indole generosa, ma ribelle ad ogni conformismo, appena giunto al Nizza Cavalleria  (1°) ottenne un periodo di aspettativa per arruolarsi nella legione straniera in difesa della Grecia in guerra con la Turchia. Promosso capitano poco dopo il rimpatrio, fu collocato nuovamente in aspettativa nel 1907; compì viaggi di esplorazione in Africa preparò l’itinerario e fu guida, poi, della Duchessa Elena d’Aosta nel suo viaggio effettuato nell’inverno 1910-1911. Partecipò, dall’ottobre 1911, alla campagna di Libia con l’incarico di organizzare reparti di cavalleria indigena. Assunto il comando di uno squadrone  Savari, si segnalò nella battaglia delle Due Palme, il 12 marzo 1912 e fu decorato di medaglia d’argento al valore. La seconda medaglia d’argento gli fu conferita il 30 agosto, pel combattimento di Misurata dove riportò anche due gravi ferite. Appena guarito, ripreso dalla passione per le esplorazioni, fu nuovamente in Africa e in Asia e ne raccolse le osservazioni in due volumi pubblicati dalla Società geografica. Alla dichiarazione di guerra all’Austria, il 24 maggio 1915, rientrò in Patria. Ripreso servizio, svolse incarichi di carattere tecnico, che peraltro mal si adattavano al suo temperamento. Chiese perciò la destinazione in fanteria e ottenne alfine, col grado di tenente colonnello, il comando del II battaglione del 147° reggimento fanteria Caltanissetta alla vigilia dell’offensiva austro – tedesca dell’ottobre 1917. Dislocato col suo battaglione a Kamno Alto, quale riserva divisionale, si trovò ben presto a fronteggiare l’incalzante nemico e nella notte del 24 ottobre cadde dopo una lotta tenace e disperata.
Dice la motivazione della medaglia d’oro al v. m. concessagli alla memoria con r. d. 19 agosto 1921:

Con alto spirito militare, per maggiormente giovare alla causa della Patria, volle assumere il comando di un battaglione di fanteria, cui dette ognora il più fulgido esempio di abnegazione e di devozione al dovere. Nelle tragiche ore di una disperata resistenza, unendo alla sagacia del comandante la virtù dell’eroe, sostenne alla testa del proprio reparto il violento cozzo di preponderanti forze nemiche; circondato ed invitato alla resa, rispose intensificando il fuoco delle mitragliatrici rimastegli, deciso all’estremo olocausto. Colpito a morte, cadde abbracciato ad un’arma, ed il suo ultimo grido di Viva l’Italia! lanciato ai sopraggiungenti avversari, mostrò ad essi come sanno morire, pur nell’avversa fortuna, i figli d’Italia. – Kamno Alto, 24 ottobre 1917.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1917,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 160.

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