GOZZER Giuseppe

n. a Magrè (Trento) il 07 febbraio 1914 (https://www.labstoriarovereto.it/archivi/deportatiGermania/98). Capitano complemento fanteria, paracadutista, partigiano combattente.

Studente universitario a Milano nella facoltà di giurisprudenza, partì volontario per l’A.O. (Africa Orientale) nel 1935 col battaglione Curtatone e Montanara. Dopo avere partecipato alla campagna in Etiopia inquadrato nella Divisione CC.NN. (Camicie Nere) Tevere, conseguì la nomina a sottotenente di complemento di fanteria e rimpatriò per compiere il servizio di prima nomina nel 18° fanteria Brennero. Sempre volontario, combatté poi in Spagna dal 1937 al 1939 nel 2° reggimento Frecce Azzurre, ed ebbe nel 1938 la promozione a tenente. Conseguita la laurea in legge nel 1940, nello stesso anno, in giugno, fu richiamato per mobilitazione nel XLI battaglione CC.NN. Passato a domanda nella specialità paracadutisti e promosso capitano, fu assegnato al III battaglione del 185° fanteria della Divisione Nembo in zona di guerra nel Friuli orientale. Trasferito nel maggio 1943 al distaccamento base della Nembo, alla dichiarazione dell’armistizio dell’8 settembre si sottrasse alla cattura predisposta dalle forze militari germaniche. Arrestato dai tedeschi nel gennaio 1944 per la sua attività clandestina di resistenza svolta a Roma e nel Lazio potè, dopo la liberazione di Roma, riprendere il suo posto di combattimento e nel luglio successivo ottenne di essere paracadutato in Carnia. Nominato capo di S.M, del Gruppo divisioni garibaldine in Udine, fu catturato nuovamente a Chievolis verso la metà di dicembre. Inviato l’11 gennaio 1945 al campo di concentramento di Flossemburg e poi a quello di Esbruck, veniva fucilato nella prima decade di marzo del 1945.

Combattente della libertà, fin dall’inizio del movimento di resistenza, dopo avere subito carcere e torture, chiedeva di continuare la lotta in territorio ancora occupato dal nemico oppressore. Paracadutato in una zona saldamente tenuta dai tedeschi, dopo avere organizzato un servizio clandestino di collegamento radio, assumeva la carica di capo di S.M. di una unità partigiana. Trascinatore impareggiabile combatteva valorosamente contro un nemico superiore per forze e per mezzi, infliggendogli gravi perdite. Caduto ancora prigioniero, veniva sottoposto a nuove sevizie che non fiaccavano l’animo indomito e opponeva fiero silenzio al nemico che cercava estorcergli rivelazioni. In un estremo tentativo di fuga, veniva ripreso. Affrontava serenamente il plotone di esecuzione e cadeva gridando: Viva l’Italia!. Fulgido esempio di completa dedizione alla causa della Patria. – Lazio – Veneto, settembre 1943novembre 1944.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 583.