FRROK Gjon Markaj

n. 1898 Oroshi (Mirdita, Albania). Centurione. I legione CC. NN. (Camicie Nere) d’assalto della M.F.A. (Milizia Forestale Albanese).

Discendente da nobile famiglia mirdita, attratto dalla vita militare si arruolava giovanissimo nelle forze armate albanesi, ma ne veniva espulso per l’atteggiamento ostile assunto verso re .Zogu. Ritiratosi nelle sue terre nello Scutarino, si dedicava all’agricoltura e alla protezione della sua gente sulla quale esercitava grande influenza. Dopo l’occupazione italiana dell’Albania fu tra i primi ad offrire i propri servigi all’Italia. Accolta la sua domanda nel maggio 1940, veniva iscritto col grado di centurione nei quadri della 4^ legione della M.F.A. ed assegnato al comando della 5^ centuria della coorte di Scutari. Compiuto nel luglio un ciclo di addestramento con la 13^ legione CC.NN. d’assalto quale comandante di compagnia passava alla 11^ legione ed infine, nel settembre 1940, alla vigilia delle ostilità con la Grecia, chiedeva ed otteneva di essere trasferito alla 1^  legione d’assalto mobilitata.

Comandante di una compagnia camicie nere albanesi, impegnata contro preponderanti forze nemiche, sosteneva accaniti combattimenti corpo a corpo. Ferito, restava al suo posto di combattimento, incitando i suoi uomini con la parola e con l’esempio. Nella lotta sanguinosaaffrontato da un fuoruscito zoghista e da questi nuovamente ferito ed apostrofato con parole oltraggiose, trovava la forza per reagire, gridandtutto il suo orgoglio di indossare la camicia nera agli ordini del Duce. Contemporaneamente lanciava l’ultima bomba in suo possesso, uccidendo l’avversario. Raccolto morente, rifiutava qualunque soccorso, incitando ancora i dipendenti all’attacco. Le sue ultime parole furono: sono contento di dare la mia vita per il Duce. Esempio purissimo di volontario e di combattente dell’Impero di Roma. – Ripitisti (Albania), 15 novembre 1940.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume primo (1929-1941), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 455.