BARONI Enrico

n. a Firenze il 24 novembre 1892 (Wikipedia). Capitano di vascello in s.p.e. M.M. (servizio permanente effettivo Marina Militare).

Uscito guardiamarina nel 1914 dall’Accademia Navale di Livorno, partecipò alla prima guerra mondiale imbarcato successivamente sulla Roma, sulla Cavour, sulla Pisa e sulla Dante. Alla fine della guerra era primo direttore di tiro della Dante col grado di tenente di vascello. Fu poi all’Ufficio Tecnico Armi Navali di Venezia e sulla nave officina Quarnaro. Comandò in seguito le torpediniere Cortellazzo e Pola e come capitano di corvetta, il cacciatorpediniere  Aquilone. Promosso capitano di fregata nel gennaio 1932, dopo un periodo di imbarco sull’incrociatore Fiume, come comandante in seconda, gli venne affidato il Comando Superiore Navale in Estremo Oriente imbarcando sulla Lepanto. Rimpatriato e promosso capitano di vascello, tenne per qualche tempo il Comando Marina a Cagliari meritandosi un elogio da parte del Sottosegretario alla Marina. Successivamente passò al comando dell’incrociatore Cadoma e dal 1940, sui C.T. (Cacciatorpediniere) tipo Navigatori. Il 28 giugno assunse il comando del C.T. Espero e della squadriglia.

Comandante di una squadriglia cacciatorpediniere, durante un combattimento contro reparti nemici soverchianti, dava prova di salde qualità di comando, di grandezza e serenità d’animo. Colpita la sua nave da numerosi proiettili che ne avevano fortemente diminuita la efficienza, senza esitazione e con profondo sprezzo del pericolo, accostava verso gli incrociatori britannici per portarsi a distanza di lancio. Dopo prolungata azione di fuoco, ultimate le munizioni dell’unico complesso da 120 ancora in condizioni di sparare, mentre il cacciatorpediniere lentamente affondava sotto il tiro nemico, scendeva dalla plancia in coperta per provvedere alla salvezza del personale superstite che si gettava in mare al suo ordine, dopo di avere inneggiato al Re, al Duce, alla Patria. Date disposizioni per assicurare un più rapido affondamento del cacciatorpediniere, sebbene invitato dalla sua gente a prendere posto sui mezzi di salvataggio, risaliva sulla plancia per morire, secondo la più nobile tradizione navale, con il bastimento del quale aveva il comando. – Mar Jonio, 28 giugno 1940.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume primo (1929-1941), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 408.