D’AVOSSA Giovanni

n. a Napoli il 1° gennaio 1902 (Wikipedia). Capitano s.p.e. (servizio permanente effettivo), 45° reggimento artiglieria divisionale.

Allievo del Collegio Militare di Napoli dal 1917, frequentò il corso per ufficiali di complemento e da sottotenente venne destinato al 5° reggimento artiglieria pesante da  campagna. Riapertesi le Accademie Militari fu ammesso al 105° corso presso l’Accademia Militare e Scuola di applicazione artiglieria e genio, conseguendo nel 1926 la promozione a tenente di artiglieria in s.p.e. Destinato al 28° reggimento artiglieria da campagna venne assegnato nel 1930 al reparto specialisti della Scuola di tiro di ariglieria. Promosso capitano nel 1934 fu destinato al 2° reggimento artiglieria e nel 1938 fu trasferito alla Scuola di applicazione artiglieria e genio quale comandante di una sezione Ufficiali. Frequentò con successo numerosi corsi di addestramento (ben dieci) e compì varie missioni all’estero meritando encomi dal Ministero della Guerra per i risultati ottenuti. All’inizio della 2^ guerra mondiale assunse, con l’incarico del grado superiore, il comando del gruppo da 100/17 del 45° reggimento artiglieria della Divisione Cirene in A.S. (Africa Settentrionale), meritando la promozione a maggiore per meriti di guerra, la M.A. (Medaglia Argento)e la M.O. (Medaglia Oro) al V.M. (Valor Militare) su segnalazione dello stesso nemico. Restituito in Patria nel 1945, fu promosso tenente colonnello ed assegnato allo S.M.E. (Stato Maggiore Esercito) ove pubblicò vari scritti, meritando l’encomio dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito per la pregevole opera: Seconda controffensiva italo-tedesca da El Agheila a El Alamein. Nel 1949 con la costituzione della Difesa antiaerea fu il primo comandante del gruppo tipo presso la Scuola artiglieria contraerei. Promosso colonnello nel 1951 ebbe il raro merito di comandare quattro reggimenti di artiglieria dei quali tre da lui costituiti e, precisamente, il 18° ed il 35° reggimento artiglieria da campagna nonchè il 35° reggimento semovente di C.A. Comandò infine il 18° reggimento artiglieria contraerei. Chiamato a Roma ricoprì la carica di capo ufficio del Comando artiglieria della Regione Militare Centrale e, successivamente, fu nominato comandante in sede vacante del Comando artiglieria della stessa Regione Militare. Raggiunto dai limiti di età fu promosso generale in ausiliaria e con tale grado trattenuto in servizio. 

Altre decorazioni: promosso maggiore per meriti di guerra (A.S. 1940); M.A. (A.S. 1940).

Comandante di un gruppo di artiglieri in caposaldo di importante piazzaforte, stretta da un duro assedio, dava ripetuta prova di capacità ed impareggiabile ardimento nella resistenza ad oltranza. In delicata situazione, con tempestivo intervento dei suoi pezzi, evitava seria minaccia di accerchiamento di un battaglione con la retroguardia del quale ripiegava egli stesso per ultimo. Successivamente, investita la piazzaforte da ingenti forze aeree e corazzate, reagiva con estrema efficacia ed organizzava essenzialmente con mezzi di artiglieria, un poderoso caposaldo contro la cui accanita resistenza si infrangeva in più riprese l’impeto del nemico. In questa fase salvava anche un’opera avanzata che la, situazione fluttuante avevà fatto ritenere come occupata dall’avversario e, corpo a corpo, ne eliminava alcune infiltrazioni. Ridotte le opere circostanti ad un cumulo di macerie, decimati i suoi indomiti artiglieri, per altri due giorni comandante dell’unico caposaldo rimasto attivo in tutta la piazzaforte, rifiutava pur essendo ormai privo di munizioni l’offerta di onorevole condizione di resa ed, allo scopo di protrarre ulteriormente la resistenza, si portava invece audacemente con pochi uomini ad undeposito di munizioni presidiato dal nemico, riuscendo dopo cruenta lotta a ricuperare un considerevole numero di proiettili. Sottoposto infine ad ulteriore micidiale fuoco di numerose batterie, teneva testa all’avversario che ripiegava, sorpreso e disorientato da così violenta reazione. Ultimate le munizioni, mantenendo integro l’ onore militare,dopo aver fatto saltare i pezzi, veniva sopraffatto nell’estremo tentativo di sfuggire all’accerchiamento, destando l’ammirazione dell’avversario che ancora oggi cavallerescamente ne testimonia l’eroismo, la perizia ed il singolare sprezzo della vita. tutta protesa ai supremi ideali della Patria. Bardia (Africa Settentrionale)) 27 dicembre 1940 5 gennaio 1941.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume primo (1929-1941), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 529.