GALLUCCI Federico Angelo

n. 1898 Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino). Capitano s.p.e. (servizio permanente effettivo) fanteria (bersaglieri), X battaglione coloniale.

Studente nell’Istituto agrario di Lecce, partecipò, non ancora diciannovenne, alla prima guerra mondiale; aspirante ufficiale del 21° reggimento bersaglieri e sottotenente nel 239° fanteria fu ferito due volte in combattimento. Dopo aver fatto parte nel 1920 della Missione militare italiana col grado di tenente in Alta Slesia, fu trasferito nel 1923 in Libia, assegnato al XX battaglione eritreo. Rimpatriato nel giugno 1925, frequentò un corso di osservazione aerea conseguendone nel luglio 1927, il brevetto. Ritornato in Tripolitania con l’Aviazione della Libia e promosso capitano nel gennaio 1930, assumeva il comando di una compagnia del XIV battaglione eritreo che tenne fino al 1933, quando, rimpatriato, rientrò nella specialità bersaglieri prima all’8°, poi al 18°, ed infine al 9° reggimento. Nel gennaio 1939, destinato nuovamente in colonia, fu assegnato al comando truppe dello Scioa e dal 1° maggio 1940 fu comandante del X battaglione coloniale.

Altre decorazioni: M.A. (Medaglia Argento) (Tripolitania, 1929); M.B. (Medaglia Bronzo)(Cielo della Sirtica, 1929); sottotenente in s.p.e. per merito di guerra (1917).

Ufficiale dotato di elette virtù di mente, di cuore e di carattere, partecipava, al comando di un battaglione da lui forgiato alle più ardue prove, alla conquista del Somaliland. In aspro combattimento contro una linea fortificata, sollecitava per sé e per il suo reparto l’onore di strappare all’avversario, annidato in muniti capisaldi, la prima vittoria. Deciso a raggiungere la meta che avrebbe dovuto coronare lo sforzo eroico dei suoi dipendenti, si lanciava alla testa dei più animosi contro la munita linea avversaria, sui cui spalti cadeva da eroe.- Daharboruk (A.O.) (Africa Orientale), 12 agosto 1940.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume primo (1929-1941), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 426.