ZANCANARO Angelo Giuseppe

n. 22 maggio 1894 a Arsiè (Belluno). Partigiano combattente.

Col grado di sottotenente complemento degli alpini prese parte alla 1^ guerra mondiale e fu congedato nel 1919. Richiamato nel 1924 e destinato al R.C.T.C. (Regio Corpo Truppe Coloniali) della Tripolitania fu trasferito in s.p.e. (servizio permanente effettivo) per merito di guerra col grado di tenente ed assegnato al 1° reggimento alpini al suo rientro in Patria. Promosso capitano fu nuovamente trasferito in Tripolitania; nel 1936 fu destinato in Somalia e partecipò alle operazioni militari in Etiopia. Rimpatriò nel 1939 e, col grado di maggiore, partecipò alla 2^ guerra mondiale col battaglione alpini Val Arroscia. Combatté sul fronte occidentale e, successivamente, al comando del battaglione Val Fella del 1° Gruppo Alpini Valle sul fronte greco – albanese e in Balcania. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 fece parte della Brigata Partigiana Gramsci, operando in territorio metropolitano occupato dai tedeschi.

Altre decorazioni: M.A. (Mrdaglia d’Argento) (Col Moschin, giugno 1918); M.B. (Medaglia di Bronzo) (Vadif, ottobre 1915); M.B. (Monte Asolone, gennaio 1918); trasferito in s.p.e. per m.g. (meriti di guerra) (1930); M.B. (A.O. (Africa Orientale), aprile 1936); M.B. (A.O., giugno 1936); M.B. (A.O., marzo 1937); M.B. (Fronte greco, marzo 1941).

Tenente colonnello degli alpini, sette volte decorato al valor militare, all’atto dell’armistizio, benché anziano, non esitava a partecipare alla lotta di liberazione apportando alla causa partigiana oltre all’impulso prezioso di un’intensa passione quello delle sue esperienze di valoroso combattente. Capo di Stato Maggiore di un gruppo di bande alpine dimostrava eccezionali doti organizzative e pari virtù di comandante. Ad avvenuto arresto del responsabile di tutte le formazioni partigiane della zona, lo sostituiva mantenendone la compattezza morale e l’efficienza operativa anche nei momenti più critici della lotta. Con grande generosità, cosciente del pericolo a cui si esponeva, si presentava in tribunale a testimoniare in favore dello stesso superiore e dei di lui figli anch’essi catturati, riuscendo a smontare le numerose prove d’accusa e salvandoli così da sicura condanna a morte. Caduto, su vile delazione, in un’imboscata notturna tesagli dal nemico, anziché tentare la fuga, ingaggiava un’impari lotta, finché, colpito a morte, immolava, insieme all’unico figlio, la vita per la causa della libertà della Patria. Fulgido esempio di dedizione assoluta agli ideali di giustizia e di libertà. Feltre, 10 ottobre 1943 – 19 giugno 1944. (D.P. 2 novembre 1976).


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume terzo individuali (1941-1981), [Tipografia Regionale], Roma, 1982, p.37. (D.P. 2 novembre 1976).