CAVRIANI Alessandro

cavriani-alessandro128n. a Mantova il 21 giugno 1911 (Wikipedia). Capitano di corvetta s.p.e. (servizio permanente effettivo).

Discendente da nobile ed antica famiglia mantovana, cavaliere di onore e devozione del S.M.O. (Sovrano Militare Ordine) di Malta, venne nominato guardiamarina nel 1931. Imbarcato prima sull’incrociatore Da Barbiano e poi sul Colleoni, partecipò col grado di tenente di vascello alle operazioni militari di Spagna. La dichiarazione di guerra nel giugno 1940 lo trovò sull’incrociatore Pola col quale prese parte agli scontri navali di Punta Stilo e di Capo Teulada, meritandosi un encomio solenne. Ufficiale in seconda sul cacciatorpediniere Pigafetta  partecipò poi per circa un anno a numerose missioni in zona intensamente vigilata dal nemico. Promosso capitano di corvetta nel marzo 1942, tenne il comando della torpediniera Perseo fino al settembre per passare, dall’aprile 1943, sul cacciatorpediniere Vivaldi in qualità di assistente di squadriglia.

Altre decorazioni: Cr. g. al V.M. (Croce di guerra al Valore Militare) (Mediterraneo 27 novembre 1940); M.B. (Medaglia di Bronzo) sul campo (agosto 1941).

Valoroso ufficiale imbarcato per la durata dell’intero conflitto su unità fra le più attive, aveva già messo in luce elette qualità militari, d’animo e professionali, meritando fra l’altro due decorazioni al valor militare. Nel corso di ardua missione di guerra nella quale la silurante su cui era imbarcato quale assistente di squadriglia affrontava il nemico in acque ristrette e fortemente insidiate da mine, cooperava con bravura e serenità alla condotta dell’azione ed, incurante di ogni pericolo, interveniva nella lotta contro i gravi incendi e le avarie che l’offesa di mezzi costieri ed aerei aveva inflitto alla unità. All’ordine di abbandonare la nave, ormai ridotta in precarie condizioni, la lasciava fra gli ultimi, dopo essersi accertato della esecuzione delle manovre per l’autoaffondamento. Raggiunta in acqua un’imbarcazione di naufraghi, con l’animo ancora proteso alla bella nave che si inabissava con apparente eccessiva lentezza, si lanciava a nuoto, incurante del richiamo del Comandante, e tornava a bordo per maggiorarne le vie di acqua, conscio di rinunciare così ad ogni possibilità di salvezza. Ai naufraghi che seguivano l’inabissarsi della Unità, riappariva sul castello nell’imminenza dell’affondamento assieme al sottufficiale che lo aveva seguito, diritto nel saluto alla Bandiera cui offriva l’olocausto di una nobile esistenza che aveva voluto legare al destino della nave. Acque nazionali, 9 settembre 1943.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 285.