ACCORSI padre Ettore

n. 1909 a San Carlo di S. Agostino (Ferrara). Tenente cappellano.

Di nobile ed antichissima stirpe, studiò a Bologna, a Roma, a Torino, a Parigi, in Francia e a Lovanio, nel Belgio, dove si addottorò in teologia. Fu poi lettore in filosofia e teologia a Torino ed insegnò, nello Studio generale dei Frati Predicatori in Torino, filosofia, propedeutica e sacra eloquenza. Scrittore efficacissimo; conferenziere e predicatore brillante in Italia e all’estero, già esonerato dalla prestazione del servizio militare quale religioso vincolato ai voti, fu chiamato alle armi una prima volta, quale cappellano di mobilitazione, assimilato al grado di tenente presso il deposito del 26° reggimento artiglieria Pavia in Rimini, dal settembre all’ottobre 1939. Rientrato in convento, chiamato a ricoprire cariche di notevole interesse religioso, fu richiamato alle armi nel marzo 1942 e destinato alla 58^ sezione  di sanità militare mobilitata della Divisione Taro, dislocata in Montenegro. Oltre le mansioni di cappellano, svolse anche quelle di parroco pro tempore del Comando superiore, dei CC. (Carabinieri), delle guardie di finanza e del personale del Tribunale militare. Svolse altri importanti incarichi e fu ispettore generale per la pubblica istruzione fra le truppe di occupazione, ufficiale di collegamento fra il Governatorato militare e civile e l’Archiepiscopato primaziale del territorio, corrispondente del quotidiano La Voce del Montenegro. Rientrato in Italia con la Divisione in agosto dello stesso anno, nel novembre successivo fu inviato in Francia, quale cappellano del Quartiere Generale. Incaricato di una delicata funzione, riuscì ad accattivarsi le simpatie della popolazione e a volgere l’astio dei francesi in amicizia e collaborazione. Dopo !a dichiarazione dell’armistizio, dall’8 al 30 settembre 1943, quale ufficio più elevato in grado rimasto in libertà raccoglieva ed organizzava i militari del Comando del XII C.A. (Corpo d’Armata) con immenso vantaggio degli stessi ed iniziava la collaborazione con la Resistenza francese. Ai primi di ottobre si fece rinchiudere in un campo di internamento in Francia con altri ufficiali superiori italiani e successivamente fu trasferito dai tedeschi in campi di concentramento in Polonia e in Germania. Rimpatriato nel settembre 1945 si fermò volontariamente a Bolzano durante il viaggio di ritorno per dare sepoltura ai morti del convoglio e per l’assistenza in ospedale ai feriti mutilati e invalidi. Ricoverato egli stesso in ospedali della C.R.I. (Croce Rossa Italiana), dopo lunghe degenze e convalescenze per infermità contratte nei campi di concentramento, nel luglio 1946 fu collocato in congedo assoluto. Appartiene all’Ordine dei Domenicani e risiede nel Convento Patriarcale di San Domenico in Bologna. E’ morto a Modena nel 1985.(Wikipedia)

All’atto dell’armistizio benché minorato fisicamente e pur essendo nelle migliori condizioni per sottrarsi a tragici eventi, con animo virile, tenendo fede alle insormontabili leggi dell’ onore e sorretto dalla sua alta missione umana e cristiana, assumeva volontariamente compiti a linee spiccatamente militari organizzando formazioni partigiane operanti, per sua audace iniziativa, contro il tedesco aggressore al quale si imponeva – con intelligenti ardite azioni clandestine ed eroici atti palesi –  affrontando personalmente, con ammirevole serenità, gravi misure repressive. Allorché tutto rovinava e vana riusciva ogni reazione ed iniziavano le deportazioni in massa, alla possibile e consigliata fuga preferiva il sacrificio dell’internamento e, senza esitazione, si univa ai deportati per sostenerli spiritualmente ed essere strenuo difensore nel tormento. Durante la tragica odissea dei campi di concentramento di Polonia e Germania, dava diuturna prova di eccezionale statura morale ergendosi – sprezzante delle reazioni cui si esponeva e sopportando con stoica fermezza dure vessazioni poste in atto a difesa degli internati soggetti alla inesorabile legge marziale del detentore. Contagiato da tbc., per avere con spirito di sacrificio data sovrumana assistenza ai colpiti dal terribile morbo, rifiutava ogni cura e ricusava reiterate proposte di rimpatrio condizionate a disonorevole adesione. Sfinito, persisteva nella nobilissima missione rimpatriando poi, quale grande invalido, con l’ultimo scaglione. Sacerdote e soldato, nella sintesi più felice, praticò veramente l’eroismo esponendosi con serena consapevolezza a rischi mortali attraverso episodi, atti, contegni, che oltre ad avere pieno carattere militare perchè compiuti in guerra e contro nemico spietato ebbero una gigantesca forza di esempio. Apostolo di sublimi ideali, la sua nobile figura resterà, nel tempo, simbolo di assoluta dedizione al dovere. Francia Polonia Germania, settembre 1943settembre 1945.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 719.