CIARDI Giotto

n. a Lari (Pisa) il 25 novembre 1921 (https://www.anpi.it/donne-e-uomini/59/giotto-ciardi). Partigiano combattente.

Chiamato alle armi nel gennaio 1941 e destinato al 15° reggimento artiglieria di C.A. (Corpo d’Armata) mobilitato, nell’agosto successivo passò al deposito dell’11° G.a.F. (Guardia alla Frontiera) in Savona. Ricoverato in ospedale per malattia, riprese servizio nel marzo 1942 presso il CVI gruppo artiglieria p.c. (piccoli calibri) mobilitato dove rimase fino all’ottobre dello stesso anno allorché, a domanda, fu trasferito alla legione allievi CC. (Carabinieri) in Roma in qualità di ausiliario. Assegnato in dicembre alla legione di Milano, prestò prima servizio alla stazione CC. di Desio e poi nella 650^ sezione mobilitata per l’Aeronautica. Trovavasi in servizio all’idroscalo di Divulje, in Dalmazia, alla dichiarazione dell’armistizio. La sera dello stesso giorno, 8 settembre 1943, per evitare la cattura del personale militare, nonché delle armi e dei depositi munizioni dell’idroscalo da parte delle forze armate germaniche, si recò al Comando Zona dell’E.P.L.I. (Esercito Partigiano Liberazione Jugoslavia) e portò a termine accordi per la resa condizionata – da lui stesso poi sottoscritta per conto ed in nome del Comando italiano – dell’idroscalo e della zona circostante. Essa garantiva, a quanti lo desiderassero, il rimpatrio con l’equipaggiamento completo e l’onore delle armi, su mezzi navali, armati per la difesa contraerea, del comando partigiano jugoslavo. Il giorno seguente, investito del comando militare dell’idroscalo e della zona dispose e presenziò le operazioni di imbarco prima da Divulje e poi da Traù sui mezzi navali, dando ordine di raggiungere le coste dell’Italia a sud del Gargano. Nominato comandante di Brigata combatté nei giorni successivi al comando di una compagnia di partigiani da lui addestrata con armi automatiche italiane, alla difesa di Spalato, impegnando e bloccando per oltre 20 giorni al passo del forte Clissa una grossa colonna tedesca. Passato a far parte, in ottobre, della base navale di Lesina, ed imbarcato sul battello armato N.E. 5  contrastò efficacemente col fuoco c.a. (contraerei) l’occupazione tedesca dell’isola di Curzola, abbattendo anche un aereo. Ferito gravemente al braccio destro il 26 dicembre 1943 con l’affondamento del suo battello, ricevute le prime cure a Lesina e a Lissa, fu portato a Taranto su nave americana e ricoverato nell’ospedale da campo alleato n. 22. Dimesso dopo quattro mesi di cure e lasciato libero, a domanda, dalla Missione Militare Jugoslava di Bari, passò il fronte per raggiungere le formazioni partigiane del Pisano e del Livornese. Dai primi di aprile del 1944, contribuì validamente alla riorganizzazione della III Brigata Garibaldi e con questa, nella compagnia Falco, operò e combatté fino alla liberazione della zona. Nell’imminenza dell’offensiva alleata contro la linea gotica, per quanto menomato nel fisico, lasciò i suoi incarichi. di collegamento e partecipò attivamente alla lotta svoltasi da Azzano (Seravezza) ad Avenza (Apuania) segnalandosi in particolar modo il 14 aprile 1945 nell’occupazione di un fortino in quest’ultima località. Gravemente ferito nel tentativo di rientrare nelle linee, fu raccolto sul campo dal nemico e, riconosciuto, venne sottoposto a sevizie di ogni genere. Soltanto due giorni dopo venne liberato da un reparto partigiano e ricoverato all’Ospedale militare di Lucca. Dopo lunghi periodi trascorsi in luoghi di cura e in licenze di convalescenza, fu collocato in congedo assoluto dal 13 febbraio 1953. E’ morto a Livorno il 27 novembre 1995 (https://www.anpi.it/donne-e-uomini/59/giotto-ciardi).

Subito dopo l’armistizio partecipava con decisione e con ardimento alla lotta di liberazione in Jugoslavia. Mitragliere in una postazione antiaerea abbatteva, nel dicembre del 1943, sul cielo dell’isola di Curzola, un aereo tedesco. Gravemente ferito con minorazione permanente del braccio destro, veniva rimpatriato da una nave americana e ricoverato nell’ospedale di Taranto. Anima ardente di patriota, desideroso di combattere ancora, dopo quattro mesi di degenza, lasciava l’ospedale e, con fortunosa vicenda, attraversava le linee tedesche entrando a far parte delle formazioni partigiane toscane. Si faceva vivamente apprezzare per audacia e per capacità di animatore e di organizzatore. Nella imminenza dei combattimenti decisivi, per quanto menomato nel fisico, prendeva posto fra i più audaci combattenti dando costante esempio di decisione e di valore. Battendosi dietro le linee tedesche, ma nella immediata vicinanza della prima linea, si distingueva particolarmente il 14 aprile 1945 in quel di Avenza (Carrara). Penetrava da solo in una postazione di mitragliatrice ed, eliminati i difensori, impegnava col fuoco il nemico dalla posizione stessa. All’imbrunire cercava di raggiungere le linee. Gravemente ferito continuava a ripiegare facendo fuoco fino a che si abbatteva sul greto del torrente Carrione. Caduto pressoché dissanguato in mani nemiche e sottoposto a sevizie nulla rivelava. Veniva liberato due giorni dopo da una formazione partigiana, pressoché morente e permanentemente invalido. Jugoslavia Toscana, settembre 1943 – 25 aprile 1945.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 684.