FRUSCHELLI Gino

n. 1912 Siena. Caporal maggiore 22° reggimento fanteria Cremona.

Assolse gli obblighi di leva dal novembre 1932 all’agosto 1934 nel 3° reggimento granatieri con i galloni di caporal maggiore. Alla fine dell’anno successivo, arruolatosi volontario nella M.V.S.N. (Milizia Volontaria Servizio Nazionale), parti per la Spagna con un reparto di CC.NN. (Camicie Nere) rimpatriando nell’ottobre 1938. Dopo un breve periodo di riichiamo trascorso presso il 3° granatieri nel 1939, fu messo nuovamente a disposizione della Milizia e, mobilitato col XCVII battaglione CC.NN. d’assalto, prese parte dal 6 aprile 1941 alle operazioni di guerra contro la Jugoslavia e nei territori occupati. Rientrato nell’Esercito, ed assegnato all’89° reggimento fanteria Cosseria, il 7 luglio 1942 partiva per la Russia dove rimase fino al maggio 1943. Datosi alla macchia dopo l’armistizio, nel gennaio 1945 si arruolava volontario nel 22° reggimento fanteria del Gruppo di combattimento Cremona. Assegnato alla 2^ compagnia del I battaglione, fu ferito nei pressi di Alfonsine l’11 aprile e il giorno dopo decedeva nell’Ospedale militare alleato in Ravenna.

Altre decorazioni: Cr.g. al V.M. (Croce di guerra al Valore Militare) sul campo (Nowokaliwka – Fronte russo, dicembre 1942).

Comandante di squadra avanzata, durante l’attacco contro una munitissima posizione tedesca, mentre la sua squadra, sorpresa sul fianco destro da un violento fuoco di mitragliatrice, rallentava l’impeto offensivo, ripresi alla mano gli uomini e strappato il fucile mitragliatore dalle mani di un porta arma, apriva decisamente il fuoco per proteggere i movimenti dei compagni. Gravemente ferito, continuava a sparare fino al termine delle munizioni. Colpito una seconda volta, vincendo con ferrea volontà lo strazio della carne martoriata, riusciva a trascinarsi fino ad afferrare il mortaio di un compagno caduto e ad aprire nuovamente il fuoco. Colpito una terza volta da una scheggia di mortaio che gli squarciava una spalla, prima di abbattersi al suolo, con l’ultimo anelito di vita rimastogli incitava i suoi uomini a proseguire nella loua e decedeva poco dopo. Esempio di ferrea volontà, di indomito coraggio, di italica virtù guerriera. Alfonsine, 11 aprile 1945.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 663.