PIZZIGONI Ferruccio

nasce il 7 maggio a 1919 Milano.

(https://it.wikipedia.org/wiki/Ferruccio_Pizzigoni). Sottotenente complemento, 4° reggimento artiglieria alpina.

Conseguita la maturità classica nel Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, si iscrisse nella facoltà di ingegneria industriale nel Politecnico di Milano e ne frequentò i corsi fino al luglio 1939 quando, volontario, si presentò alle armi. Ammesso alla Scuola allievi ufficiali di complemento d’artiglieria di Brà, nel dicembre dello stesso anno fu nominato aspirante nel 4° reggimento artiglieria alpini. Sottotenente nel giugno 1940, prese parte alle operazioni di guerra sul fronte alpino occidentale con la 10^ batteria del gruppo Mondovì. Fu poi trasferito al 24° raggruppamento artiglieria G. a. F. (Guardia alla Frontiera)  per il I settore di copertura nel novembre 1941. Un mese dopo, messo a disposizione del Ministero della Marina, era assegnato al Comando della Difesa Marittima di Lero, che raggiungeva il 9 marzo 1942. Il Politecnico di Milano dopo la sua morte gli conferì la laurea ad honorem.

Ufficiale in sottordine di batteria antinave in base insulare d’oltremare stretta d’assedio da preponderanti forze germaniche, piazzata una mitragliera sui resti di un cannone distrutto della batteria, effettuava personalmente efficacissimo fuoco contro aerei attaccanti in, picchiata. Avvenuto lo sbarco nemico, incurante del fuoco dei mortai e dei persistenti attacchi aerei a volo radente ed in picchiata, iniziava e continuava il fuoco dei cannoni, riuscendo per due volte a colpire e costringere a riprendere il largo navi e mezzi nemici da sbarco. Rimasto ferito, con un solo marinaio superstite fra gli armamenti decimati, proseguiva il fuoco con due pezzi, caricando e puntando lui stesso un cannone fino al giungere dei rinforzi e prodigandosi oltre il limite della sua energia per soccorrere i feriti. Caduto esausto e rianimatosi dopo breve pausa, riprendeva con indomito ardore l’aspra lotta, finché, sopraffatto in lunghe ore di combattimento l’eroico presidio, faceva saltare i cannoni rimasti efficienti. Catturato dal nemico, ben consapevole delle feroci rappresaglie e pure avendo la possibilità di sfuggirle rimanendo nei ranghi dei semplici soldati, denunciava il suo stato di ufficiale, non esteriormente visibile, per seguire la sorte dei colleghi. Trucidato, cadeva confermando nell’estremo sacrificio mirabili virtù militari e sublime dedizione al dovere. Uro (Egeo), 12 novembre 1943.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 346.