PÓ Emilio

nasce nel 1916 a Modena. Artigliere artificiere, partigiano combattente.

Falegname ebanista, assolse gli obblighi di leva dal maggio 1937 all’agosto 1938 nel 9 reggimento artiglieria  Brennero congedandosi come specialista alle trasmissioni. Richiamato nel settembre 1939, fu ricollocato in congedo perché giudicato idoneo ai soli servizi sedentari. A fine gennaio 1943, richiamato nuovamente presso il 41° artiglieria di C.A. (Contraerea), fu inviato a Piacenza per frequentarvi un corso artificieri. Comandato in seguito alla Direzione d’artiglieria di Roma quale artificiere addetto ai nuclei rastrellatori di bombe inesplose, raggiungeva Modena dopo l’armistizio aggregandosi ai primi gruppi partigiani costituitisi nella zona. Facendo parte della LXV Brigata G.A.P. (Gruppi di Azione Patriottica) Tabacchi, otteneva, dal 1° settembre 1944, la qualifica di capitano con l’incarico di ispettore. Fu arrestato nel locale dove egli preparava gli ordigni esplosivi destinati alle azioni di sabotaggio.

Partigiano audace e intrepido, fin dagli albori della lotta di resistenza dedicava tutto se stesso alla causa della libertà. Esperto artificiere, avocava a sé il rischioso compito della manipolazione degli esplosivi e volontariamente partecipava a numerosi atti di sabotaggio che grave danno apportarono all’apprestamento bellico nemico. Catturato in seguito a delazione, veniva sottoposto alle più disumane sevizie e la tortura del ferro rovente dilaniò le sue carni, senza che dalle labbra contratte dal dolore uscisse parola che potesse compromettere i compagni e la causa. Cosparso di benzina il giovane corpo e dato alle fiamme, spento e riacceso più volte per sadico furore il fuoco divoratore, non cedette all’inaudito martirio e negli spasimi tremendi della lenta morte, oppose alla barbarie belluina la sua fierezza dolorante. Ridotto a piaga vivente in cui palpitavano ancora gli estremi aneliti dello spirito vinto ma non domo, veniva trascinato innanzi al plotone di esecuzione, che, con una scarica di piombo omicida, sotto gli occhi dei familiari pietrificati dal dolore, liberava, per assurgerla alle sfere supreme del martirio, l’anima ancora prigioniera del corpo già morto; Modena, ottobre 1943novembre 1944.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 584.