BIRINDELLI Gino

birindelli-gino024n. a Pescia (Pistoia) 19 gennaio 1911 (Wikipedia). Tenente di vascello s.p.e. (servizio permanente effettivo).

Allievo dell’Accademia Navale di Livorno nell’ottobre 1925, fu nominato guardiamarina in s.p.e. nel 1930 ed imbarcato sull’incrociatore Ancona. Prese successivamente imbarco sulla nave da battaglia Doria, sui cacciatorpediniere Sella e Confienza ed infine sui smg. (sommergibili) Santarosa e Naiade. Promosso tenente di vascello nel luglio 1935, si laureò nel 1937 in ingegneria civile nell’Università di Pisa. Passò poi sui smg. Foca, Millelire, Dessiè e Rubino e dallo aprile al settembre 1939 al gruppo smg. di Tobruk. All’inizio della 2^guerra mondiale prestava servizio alla 5 squadriglia M.A.S. (Motoscafo Armato Silurante) per Gruppo mezzi d’assalto con cui operava poi in guerra. Rientrato in Patria dalla prigionia su richiesta dei Governo nel febbraio 1944, fu nominato sottocapo di Stato Maggiore dell’Ispettorato Generale M.A.S. e promosso capitano di corvetta con anzianità luglio 1941. Da capitano di fregata fu destinato prima al battaglione San Marco, poi sulla nave Italia come comandante in 2^; successivamente comandò il Centro subacqueo, la 3’^ squadriglia corvette e la 3^ squadriglia torpediniere. Promosso capitano di vascello nel gennaio 1952 prestò servizio presso l’Istituto di Guerra Marittima a Livorno e quindi, dal luglio 1954, fu di nuovo al Comando del Centro subacqueo M.M. (Marina Militare)di La Spezia. Comandò poi l’incrociatore Montecuccoli e fu capo di Stato Maggiore aggiunto al Comando della squadra navale. Con la promozione a contrammiraglio nel dicembre 1959, fu destinato prima al Centro Alti Studi Militari, indi a rappresentare il Comando delle Forze Alleate del Mediterraneo presso il Comando delle Forze Aeree e Terrestri del Sud Europa ed infine fu chiamato allo Stato Maggiore della Difesa. Promosso ammiraglio di Divisione ha assunto il Comando della 1^ Divisione. Muore a Roma il 2 agosto 2008 (Wikipedia).

Altre decorazioni: M.A. (Medaglia d’Argento) (Golfo di Bomba, 1940); capitano di fregata per merito di guerra.

Ufficiale ardito ed entusiasta, pur gravemente menomato nel fisico da un lungo e pericoloso addestramento quale operatore di mezzd’assalto subacqueo, con altissimo spirito aggressivo chiedeva ed otteneva di partecipare a due audaci tentativi nei quali rifulgevano le sue ammirabili doti di abnegazione e di coraggio. Animato da incrollabile decisione guidava una terza spedizione e penetrava in una delle più potenti e difese basi navali nemiche, iniziando la serie gloriosa dei violatori dei porti con i nuovi mezzi. Sopravvenuta un’avaria all’apparecchio a poche diecine di metri dalla nave da battaglia che era il suo obiettivo, sentiva affondare irreparabilmente lo strumento. Incurante degli effetti che lo sforzo sovrumano compiuto in immersione avrebbe prodotto nel suo organismo, non si arrendeva al fato avverso e riunendo tutte le sue energie tentava disperatamente di trascinare sul fondo l’apparecchio e di portar lo sotto l’obiettivo ormai vicino. Dopo mezz’ora di fatica estenuante, solo quando sentiva prossima la fine desisteva dall’impresa non senza aver provveduto all’autodistruzione dell’apparecchio. Tanto eroismo, il fermo contegno da lui tenuto nell’avversa fortuna e nella successiva prigionia gli valevano il diritto alla riconoscenza della Patria ed il rispetto dell’avversario; ma, non pago di ciò, una volta restituito alla Marina dopo l’armistizio, anziché provvedere alle sue condizioni di salute, offriva nuovamente se stesso per la preparazione e l’esecuzione di altre operazioni, sublime esempio di spirito di sacrificio, di strenuo coraggio e di illimitato amor di Patria. Gibilterra, 30 ottobre 1940.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume primo (1929-1941), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 442.