COLOMBO Cesare

COLOMBO CESARE108di Antonio e di Felicita Foretti, nacque a Milano il 22 luglio 1889 e morì in combattimento a Monfalcone il 7 agosto 1916.
Conseguito il diploma di perito industriale presso la scuola A. Rossi di Vicenza, trovò subito impiego nelle Officine Clerici di Milano dove si fece presto apprezzare per le sue doti d’animo e di intelletto. Nel novembre 1909 fu chiamato alle armi ed inviato al 44° reggimento fanteria come allievo ufficiale conseguì la nomina a sottotenente di complemento nel febbraio 1911. Prestò servizio prima nel 68° e poi nel 55° reggimento fanteria e fu collocato in congedo nel 1912. Rientrato nella Ditta Clerici, venne da questa inviato a Buenos Aires con l’incarico di impiantare una filiale che gestì poi con grande profitto. Alla dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria il 24 maggio 1915, fu tra i primi a lasciare l’America per rispondere all’appello della Patria. E giunto in Italia fu richiamato alle armi ed inviato al suo reggimento, il 55° della brigata Marche, che raggiunse alla fine di luglio nella sua dislocazione in zona di operazioni a Valbona, in Cadore. Promosso tenente in ottobre, combatté poi sull’Isonzo e fu decorato di medaglia di bronzo al v. m. pei fatti d’arme in Val Peumica nel novembre successivo. Conseguì la promozione a capitano nel marzo 1916, mentre col reggimento trovavasi in Albania e, rimpatriato poco dopo, riprese il suo posto di combattimento sul Carso, nel settore di Monfalcone, al comando della 2^ compagnia del reggimento, ricostituito dopo le perdite subite per il siluramento della nave in Adriatico durante il rimpatrio. Nella sesta battaglia dell’Isonzo che portò alla conquista di Gorizia, la sua compagnia ebbe, il 6 agosto 1916, l’arduo compito di espugnare l’ultimo forte trinceramento nemico su quota 85 di Monfalcone, dove si erano infranti precedenti attacchi. Lanciatosi all’attacco alla testa della sua compagnia, la mattina del 7 agosto alle ore 7, al segnale stabilito, nonostante il violento fuoco di sbarramento, riuscì ad avvicinarsi alla trincea nemica. Ferito ad una mano e più gravemente ad un ginocchio, con calma ed incrollabile fermezza continuò ad andare avanti, portandosi per primo nell’assalto alla baionetta. Una raffica di mitragliatrice lo colpì in pieno sul ciglio della contrastata trincea. Alla memoria del valoroso ufficiale venne conferita, con d. L del 19 aprile 1917, la medaglia d’oro al v. m. con la motivazione seguente:

Ricevuto l’ordine di procedere allattacco di una posizione nemica, nel percorrere con la propria compagnia un camminamento, venne ferito ad una mano. Ciò nonostante continuò ad avanzare, incitando i suoi dipendenti a seguirlo. Ferito una seconda volta gravemente ad un ginocchio, si portò egualmente in prima linea col suo reparto, muovendo poi, con mirabile slancio, all’assalto della posizione avversaria, e mentre al grido di Savoia! incitava i propri dipendenti, cadeva colpito a morte; fulgido esempio di fermezza e coraggio. – Monfalcone, 7 agosto 1916.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1915 al 1916,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968, p. 244.