BARBOLINI Giuseppe

n. a Sassuolo (Modena) il 17 gennaio 1914 (Wikipedia). Soldato del genio, partigiano combattente.

Assolse gli obblighi di leva nel 1937 nel 6° reggimento genio zappatori artieri. Richiamato per mobilitazione il 18 maggio 1940 ed assegnato alla 3^ compagnia del 4° reggimento genio, partecipò alle operazioni di guerra sul fronte occidentale nel giugno successivo. Dal luglio 1942 all’agosto 1943 fu col reparto in Francia. Dopo la dichiarazione dell’armistizio, si portò sull’Appennino Toseo – Emiliano dove costituì una formazione partigiana che doveva poi dar vita alla Divisione Modena Montagna. Organizzò a Modena una vasta rete di informazioni che rese più efficace il movimento di resistenza della provincia. Comandante di una formazione con il grado equiparato di maggiore dal 1° gennaio 1944, dall’ottobre dello stesso anno col grado di colonnello ebbe il comando di Divisione. Ricoverato nell’Ospedale militare di Bologna per postumi delle ferite riportate in combattimento e dimesso nel luglio 1945, fu congedato nel gennaio 1948 e trasferito nel R.O. (Ruolo d’Onore) come invalido di guerra. Decorato dal Governo americano della Bronze Star. E’ morto a Modena il 13 gennaio 1968 (Wikipedia).

Altre decorazioni: M.A. Medaglia d’Argento) (Zona di Modena, luglio 1944 – marzo 1945).

Soldato del genio in servizio all’8 settembre 1943, distruggeva il materiale militare rimasto in caserma per non farlo cadere nelle mani del nemico e, scosso da fiero sdegno, diveniva partigiano dando durante tutto il periodo della lotta, continue prove di sublime valore e di fervida fede nei destini della Patria. Organizzato un reparto volontari, in un superbo slancio di generoso altruismo, lo conduceva in soccorso di compagni che stavano per essere sopraffatti da soverchianti forze avversarie e, azionando personalmente un’arma automatica pesante, riusciva a spezzare il cerchio nemico, salvandoli da sicuro sterminio. Durante un addiaccio dei suoi uomini che stavano per essere colti nel sonno da preponderanti forze avversarie giunte di sorpresa a pochi metri, faceva fronte da solo con prontezza e decisione alla gravissima insidia, aprendo il preciso fuoco di una mitragliatrice. Ferito gravemente ad un braccio non desisteva dalla lotta e continuava a falciare con le sue raffiche il nemico. Colpito una seconda volta, in un superbo sforzo di suprema volontà, azionava l’arma col mento non potendo servirsi delle mani e del braccio straziati e sanguinanti per le ferite, fino a che privo di forze, si abbatteva sulla mitragliatrice, mentre aleggiava il successo. La sua forte fibra, stremata ma non spezzata, dopo tre mesi di inaudite sofferenze lo restituiva a più tenace lotta ai compagni che lo vollero loro capo. Comandante di Divisione, valoroso tra i valorosi, la guidava in epici vittoriosi combattimenti, infliggendo al nemico gravissime perdite. Mutilato, figura leggendaria di valoroso combattente, due volte fregiato al valore dagli alleati ammirati da tanto ardire, ha legato il suo nome alle più audaci imprese della locale guerra partigiana. Appennino Modenese, settembre 1943aprile 1945.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 706.