BORELLINI Gina

n.  a  San Possidonio (Modena) il 24 ottobre 1919 (Wikipedia). Partigiana combattente.

Modesta e laboriosa donna di casa, dopo l’8 settembre 1943 si dedicò col marito e con i fratelli alla lotta partigiana. Svolse in un primo tempo la pericolosa missione di staffetta; poi fu una delle più capaci organizzatrici dei Gruppi di difesa della donna incaricati di rifornire le formazioni partigiane di viveri, medicinali e vestiario. Arrestata col marito e torturata, assieme a lui resisteva senza dire una parola sui suoi compagni di lotta. Dopo la fucilazione del marito avvenuta il 19 marzo 1945 non esitò ad impugnare le armi entrando coraggiosamente nelle formazioni gappiste. Appartenente alla Brigata Remo come ispettrice e con la qualifica gerarchica di capitano, fu ferita nel combattimento di S. Possidonio da pallottola esplosiva il 12 aprile 1945 e subì l’amputazione della gamba sinistra. La mutilazione e la perdita del compagno non intaccarono il suo forte animo. Subito dopo la liberazione organizzò il movimento democratico femminile UDI (Unione Donne in Italia) a Concordia e fu animatrice di ogni azione per il miglioramento delle condizioni economiche e per la emancipazione della donna. Eletta Deputato al Parlamento per la I, II e III legislatura della Repubblica, la sua attività parlamentare fu rivolta particolarmente alla soluzione dei problemi dei combattenti, fra cui quelli dei mutilati ed invalidi di guerra, partigiani e congiunti dei Caduti in guerra o per causa di guerra. Ha ricoperto la carica di Consigliere ai Comuni di Concordia e di Sassuolo, nonché quella di Consigliere alla provincia di Modena. E’ Presidente della Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di guerra della Sezione di Modena e Membro del Comitato Centrale della stessa. È morta a Modena il 2 febbraio 2007 (Wikipedia).

Giovane sposa, fin dai primi giorni dedicava tutta se stessa alla causa della liberazione d’Italia, rifugiando militari sbandati e ricercati e aiutandoli nel sottrarsi al servizio con i tedeschi, staffetta instancabile ed audacissima, trasportava armi, diffondeva opuscoli di propaganda, comunicava ordini, sempre incurante del grave pericolo cui si esponeva. Arrestata col marito, resisteva alle più atroci torture senza dire una parola sui suoi compagni di lotta. Tre volte condotta davanti al plotone di esecuzione assieme al suo consorte, continuava a tacere. Inopinatamente rilasciata, rifiutava di nascondersi in montagna per essere più vicina al marito tuttora detenuto. Fucilato questo, arrestatole un fratello, raggiunse una formazione partigiana con la quale affrontava rischi e disagi inenarrabili e non esitava ad impugnare le armi dando frequenti e luminose prove di virile coraggio. Sorpresa la sua formazione dalle Brigate Nere, gravemente ferita ad una gamba nella disperata eroica resistenza, non permetteva ai suoi compagni di soccorrerla, sola riusciva a frenare la copiosa emorragia e, traendo coraggio dal pensiero dei propri figli, si sottraeva alle ricerche nemiche. Nell’ospedale di Carpi, individuata dalla polizia fascista subisce, sebbene già in gravissime condizioni, estenuanti interrogatori, ma tace incrollabile nella decisione eroica. Amputatale la gamba, l’insurrezione la sottrae alla vendetta del nemico fuggente. Fulgido esempio di sacrificio e di eroismo. Modenese, 8 settembre 1943aprile 1945.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 704.