FRANZONI don Enelio

n. a San Giorgio di Piano (Bologna) il 19 luglio 1913 (Wikipedia). Tenente cappellano, Divisione Pasubio.

Nel Seminario regionale di Bologna compì gli studi classici e teologici. Consacrato sacerdote nel 1936, rimase nel Seminario diocesano come insegnante di lettere e assistente diocesano alla Gioventù Cattolica. Dispensato dal prestare servizio militare di leva, fu chiamato alle armi per mobilitazione nell’ottobre 1940 e nominato cappellano col grado di tenente. Destinato all’ospedale da campagna 837 mobilitato, facente parte del C.S.I.R. (Corpo di Spedizione Italiano Russia), partì per la Russia nel luglio 1941. Nell’ottobre 1942 passò al Comando della Divisione Pasubio. Nel pomeriggio del 15 dicembre si era recato nei pressi del villaggio di Ogalev sul Don per celebrare la S. Messa ai fanti del caposaldo Venere di quota 198, ma il mattino dopo, durante un improvviso attacco nemico, superiore di uomini e di mezzi, rifiutati ogni salvezza, volle svolgere dove maggiore era il pericolo la sua opera di assistenza spirituale. Caduto prigioniero e condotto in campo di raccolta rifiutò due volte il rimpatrio per vivere la dolorosa odissea dei militari prigionieri, tra i quali profuse lo zelo ardente del suo cuore di sacerdote. Rientrò in Italia nell’agosto 1946 col rammarico di avere lasciato tanti compagni di sventura ancora sofferenti nei campi di punizione e nel marzo 1947 fu collocato in congedo e nominato cappellano capo nella riserva. Nominato parroco, risiedeva a Crevalcore (Bologna). E’ morto  a Bologna il 5 marzo 2007 (Wikipedia).

Cappellano addetto al Comando di una grande unità, durante accaniti combattimenti recava volontariamente il conforto religioso ai reparti in linea. In caposaldo impegnato in strenua difesa contro schiaccianti forze nemiche, invitato dal comandante ad allontanarsi finché ne aveva la possibilità, rifiutava recisamente e, allorché i superstiti riuscirono a rompere il cerchio avversario, restava in posto, con sublime altruismo, per prodigare l’assistenza spirituale ai feriti intrasportabili. Caduto prigioniero e sottoposto a logorio fisico prodotto da fatiche e da privazioni, noncurante di se stesso, con sovrumana forza d’animo, si prodigava per assolvere il suo apostolato. Con eroico sacrificio rifiutava per ben due volte il rimpatrio onde continuare tra le indicibili sofferenze dei campi di prigionia la sua opera che gli guadagnò stima, affetto, riconoscenza ed ammirazione da tutti. Animo eccelso votato al cosciente sacrificio per il bene altrui. Fronte russo, dicembre 1942Campo di prigionia, 1942-1946.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 725.