GALIMBERTI Tancredi

n. a Cuneo il 30 aprile 1906 (Wikipedia). Partigiano combattente.

Di carattere indipendente e virile, legato da profonda convinzione per tradizione di famiglia alle idealità mazziniane, fu l’anima della resistenza nella valle del Cuneense contro i nazifascisti. Laureatosi in legge nell’Ateneo torinese nel 1926, dopo aver prestato servizio militare di leva nel 2° reggimento alpini, battaglione Dronero esercitò la professione di avvocato penalista nei fori di Torino e di Cuneo, sotto la guida del padre avv. Tancredi il cui nome aveva larga risonanza anche politica come deputato, senatore del Regno e per essere stato più volte Ministro. Richiamato alle armi nel settembre 1939 per istruzione, fu congedato due mesi dopo con i galloni di sergente. Fu tra i primi animosi a promuovere in Cuneo il movimento clandestino di resistenza. L’armistizio dell’8 settembre 1943 significò per lui l’inizio della lotta attiva. Costituì con alcuni compagni nelle montagne intorno a Valdieri il primo nucleo di combattenti dal quale dovevano nascere le formazioni partigiane cuneensi Giustizia e Libertà. Col nome di battaglia Duccio, fu comandante della prima banda Italia Libera con la qualifica di tenente e dal 5 aprile 1944 fu a capo del Comando Militare Regionale Piemontese con la qualifica di tenente colonnello. Arrestato in Torino il 28 novembre 1944 e trasferito a Cuneo il 2 dicembre successivo nella caserma delle Brigate nere, fu brutalmente percosso, seviziato ed ucciso sul posto ed il cadavere abbandonato sul ciglio della strada statale 22, presso Cascina Mombasiglia. Dal C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) per il Piemonte fu proclamato Eroe nazionale e citato all’ordine del giorno della guerra di liberazione. Il Governo francese gli concesse alla memoria la commenda della Legion d’Onore per il patto di collaborazione da lui concluso a Barcellonette coi rappresentanti del Maquis francese.

Instancabile nella cospirazione, fu tra i primi a impugnare le armi per difendere dal tradimento e dalla tirannia la libertà e il suolo della Patria. Con perizia pari all’entusiasmo, intorno a sé raccolse tra i monti del Cuneense un primo nucleo di combattenti, dal quale dovevano sorgere valorose divisioni partigiane. Alla testa di queste divisioni cadeva una volta ferito ma non abbandonava il posto di combattimento e di comando prima di avere assicurato le sorti dei suoi reparti. Non ancora guarito assumeva il comando di formazioni partigiane piemontesi, prodigandosi incurante di ogni rischio,. Arrestato, fieramente riaffermava la sua fede nella vittoria del popolo italiano contro la nefanda oppressione tedesca e fascista. Poiché le atroci torture cui fu sottoposto non riuscirono a piegarlo, i suoi carnefici vilmente lo abbatterono. Altissimo esempio di virtù militari, politiche e civili. Italia occupata, 2 dicembre 1944.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 589.