JACCHIA Mario

n. a Bologna il 2 agosto 1896 (https://www.anpi.it/donne-e-uomini/2135/mario-jacchia). Capitano complemento, alpini, partigiano combattente.

Il padre, triestino, fu fiero assertore dell’italianità delle terre istriane. Combatté valorosamente nella prima guerra mondiale nel battaglione Monte Berico del 6° reggimento alpini al comando di una sezione mitraglieri. Ferito in modo grave in Val Grande Pasina, finì la guerra come tenente aiutante maggiore del battaglione. Ripresi gli studi interrotti, si laureò a Bologna in giurisprudenza e nella professione si affermò presto come avvocato e giurista di valore. Promosso capitano nel 1930, venne richiamato per un mese nel 1931 per istruzione; quindi per le sopravvenute leggi razziali, non poté più rivestire l’unifonne. Alla dichiarazione dell’armistizio dell’8 settembre 1943 si adoperò per la costituzione dei C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) militari e per la organizzazione della resistenza in Emilia e in Lombardia e col nome di battaglia Rossini fu a capo della delegazione militare Nord Emilia. Arrestato a Parma il 2 agosto 1944, fu trasportato segretamente in Germania e non se   ebbero più notizie.

Altre decorazioni: M.A. (Medaglia Argento) (Forte Matassone, 28 giugno 1916); M.B. (Medaglia Bronzo)  (Altopiano di Bainsizza, 29-30 agosto 1917); M.A. (Monte Kukli-Santa Lucia di Tolmino, 8 ottobre 1917); Cr. g. al V.M. (Croce di guerra al Valore Militare) (Vallarsa, 12-13 giugno 1916).

Nobile figura di partigiano, fedele all’idea che fu il credo della sua vita, fu tra i primi ad organizzare i nuclei di resistenza contro lo oppressore nazi-fascista. Perseguitato per ragioni razziali, ricercato per la sua attività cospirativa ed organizzativa, non desistette dall’opera intrapresa con tanto ardore. Nominato ispettore militare dell’Emilia e successivamente comandante delle forze partigiane del Nord Emilia divenne in breve l’animatore del movimento clandestino della regione, e, senza mai risparmiarsi, sempre rifulse per la forte personalità e per l’indomito coraggio dimostrato durante le frequenti missioni ed i sopraluoghi rischiosi effettuati per meglio assolvere il suo compito. Sorpreso dalla polizia mentre presiedeva una riunione del suo comando, veniva arrestato nel tentativo di distruggere tutto il materiale compromettente, compito che aveva assunto per sé, dopo aver ordinato ai suoi collaboratori di mettersi in salvo. Sottoposto a stringenti interrogatori si confessò unico responsabile e non pronunciò parola che potesse compromettere l’organizzazione. Dopo aver sopportato lunghi giorni di detenzione e di martirio fu prelevato dal carcere e soppresso. Fulgido esempio di apostolo della libertà e di eroico sacrificio. Emilia, 8 settembre 194320 agosto 1944.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 527.