MONARI don Elio

nasce il 25 ottobre 1913 Spilamberto (Modena) (https://it.wikipedia.org/wiki/Elio_Monari). Cappellano, partigiano combattente.

Di modesta famiglia di agricoltori ed avviato al sacerdozio, nel 1936, a soli 23 anni, celebrava la prima Messa a Sassuolo, dove erasi trasferita la famiglia. Conseguì, poi, nell’Università Cattolica di Milano la laurea in lettere e dal 1938 al 1942 fu insegnante nel Seminario metropolitano di Modena. Si prodigò durante la guerra nel proteggere e dare asilo ad ebrei, a perseguitati politici ed a prigionieri delle Nazioni Unite. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 fu a capo di una organizzazione clandestina di soccorsi dalla Svizzera a Roma. Nel maggio 1944, venuto a conoscenza che era stato spiccato un mandato di cattura contro di lui, si rifugiò sulle montagne del Modenese dove si aggregò alla Brigata Italia, come cappellano. Divenne poi il cappellano di tutte le formazioni partigiane del Modenese e del Reggiano, noto col nome di Don Luigi. Il 5 luglio 1944, catturato durante un’azione di rastrellamento a Piandelagotti mentre confortava morenti e feriti, italiani o tedeschi che fossero, fu trasportato nelle carceri di Firenze. Si ritiene sia stato fucilato assieme ad altri cinque partigiani il 15 o il 16 dello stesso mese.

Ministro di cristiana carità e patriota di sicura fede, subito dopo l’armistizio si prodigava con solerte e generosa attività nel soccorrere internati italiani e prigionieri alleati, molti ponendo in salvo ed alcuni sottraendo a morte sicura. Primo tra i cappellani di unità partigiane operanti nell’Appennino Modenese era a tutti di indimenticabile esempio, sia nel santo esercizio della sua missione, sia nei pericoli del combattimento che sempre affrontava con valore di soldato e pietà di sacerdote. Per soccorrere un morente presso le linee nemiche e (come aveva a dire ai compagni prima di uscire dai ripari) per dare la vita allo scopo di salvare un’anima, veniva catturato dai tedeschi, spogliato delle vesti sacerdotali, brutalmente percosso ed avviato a lungo martirio nelle carceri di Firenze. Fra le atroci sevizie, sopportate con la fermezza dei forti, sempre incoraggiava e confortava i compagni sofferenti e li benediceva prima di avviarsi all’estremo sacrificio. Firenze, Piazza Washington, luglio 1944.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 507.