MACHIERALDO Ugo

n. a Cavaglià (Vercelli) il 18 luglio 1909 (Wikipedia). Maggiore s.p.e. A.A. (servizio permanente effettivo Arma Aeronaitica), pilota, partigiano combattente.

Allievo ufficiale di complemento del genio presso la Scuola di Spoleto, venne nominato sottotenente nel 1930 e destinato al 1° reggimento genio. Ultimato il servizio di prima nomina, entrò all’Accademia Aeronautica di Caserta conseguendovi la promozione a sottotenente in s.p.e. nel ruolo naviganti dal 1° ottobre 1933. Tenente nel 1935, l’anno dopo parti per la Spagna dove per circa due anni ebbe il comando di una squadriglia da bombardamento. Rientrato col grado di capitano nel 9° stormo da bombardamento, passò in seguito al 13° e dall’aprile 1940 al 43° col quale entrò in guerra nel giugno partecipando alle operazioni sul fronte occidentale, nel cielo del Nord contro l’Inghilterra, in Cirenaica e nel Mediterraneo. Promosso maggiore nell’agosto 1942, prese il comando dell’88° gruppo B.T. (Bombardamento Terrestre)  che tenne fino alla data dell’armistizio. Nel dicembre 1943, si arruolò, quale gregario, in una formazione partigiana operante in Val d’Aosta la 76^ Brigata Garibaldi della quale divenne capo di S.M. (Stato Maggiore) e vicecomandante col nome di battaglia  Mack.

Altre decorazioni: M.A. (Medaglia d’Argento) (Cielo di Spagna, gennaio-marzo 1937); M.A. sul campo (Cielo d’Inghilterra, ottobre-dicembre 1940); M.A. (Cielo della Cirenaica, marzo-giugno 1941); M.B. (Medaglia di Bronzo) (Cielo di Spagna, ottobre 1937 – aprile 1938); capitano per m.g. (meriti di guerra) (Spagna, settembre 1937).

Ufficiale magnifico, pilota eroico, comandante esemplare, reagiva, alla dissoluzione dell’8 settembre 1943, arruolandosi in una formazione partigiana quale gregario. Distintosi nella condotta di brillanti e difficili azioni di sabotaggio, diveniva in breve vicecomandante della formazione. Catturato per delazione, veniva sommariamente processato e condannato alla fucilazione, insieme ad altri due patrioti. Un sereno ed elevato testamento spirituale alla moglie ed alla figlioletta e le espressioni di addio ai genitori, testimoniano della sua dedizione alla Patria e della fiducia nell’utilità del suo sacrificio. Traversando il paese per raggiungere il luogo dell’esecuzione, rincuorava i propri compagni e le donne piangenti, cui rivolgeva forti parole di fede e di incitamento alla resistenza. Di fronte al plotone di esecuzione, dichiarava di voler dimostrare come sapesse morire un ufficiale italiano. Pronunciate parole di perdono e di commiserazione per i soldati esecutori, perché irresponsabili della colpa dei capi, intimava agli ufficiali di togliersi dai ranghi e trasmetteva personalmente l’ordine che troncava la sua radiosa esistenza. Milano, 8 settembre 1943 – Ivrea, 1° febbraio 1945.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 622.