BREVI don Giovanni

n.  a Bagnatica (Bergamo) il 24 gennaio 1908 (https://www.anabiella.it/medagliere/m.o.v.m./padre-giovanni-brevi.html). Tenente cappellano 9° reggimento alpini.

Compì i suoi studi nel Seminario di Albino (Bergamo) e in quello regionale di Bologna. Laureato in teologia nel 1934, venne consacrato sacerdote e nel 1935 divenne missionario nel Cameroun francese. Dispensato dal servizio di leva, fu chiamato alle armi quale cappellano ilitare col grado di tenente nel gennaio 1941 ed inviato in Albania col battaglione Aquila del 9° reggimento alpini. Partecipò alle operazioni di guerra svoltesi sul fronte greco-albanese. Nell’aprile dello stesso anno rientrò col reparto al deposito del reggimento e nell’agosto 1942 partì per la Russia col battaglione Val Cismon della Divisione alpini Julia. Durante il ripiegamento dalle posizioni del Don, la sera del 21 gennaio 1943, al bivio della strada Rossosch-Waluiki, cadde prigioniero dei russi con i superstiti del reggimento. Trasferito prima in un campo di punizione unitamente al tenente colonnello Russo, ai maggiori Massa Gallucci e Zigiotti, al capitano Magnani, al tenente medico Reginato, al tenente Ioli e al tenente Pennisi, fu poi condannato ai lavori forzati in base a insussistenti accuse. Rimpatriato nel gennaio 1954, nel 1958 fu promosso capitano e dal luglio 1961 cappellano militare capo, assegnato alla legione della guardia di finanza a Torino. E’ morto a Ronco Biellese (Biella) il 31 gennaio 1998 (https://www.anabiella.it/medagliere/m.o.v.m./padre-giovanni-brevi.html).

Altre decorazioni: Cr.g. al V.M. (Croce di guerra al Valore Militare) (Mali Scindeli, Fronte greco, aprile 1941).

Apostolo della fede, martire del patriottismo, in ogni situazione, in ogni momento si offriva e si prodigava in favore dei bisognosi, noncurante della sua stessa persona. Sacerdote caritatevole ed illuminato, infermiere premuroso ed amorevole, curava generosamente gli infetti di mortali epidemie. Intransigente patriota, con adamantina fierezza, affrontava pericoli e disagi, senza mai piegarsi a lusinghe e minacce. Di fronte ai doveri ed alla dignità di soldato e di italiano preferiva affrontare le sofferenze e il pericolo di morte pur di non cedere. Eroicamente guadagnava il martirio ai lavori forzati. Esempio sublime di pura fede e di quanto possa un apostolo di Cristo ed un soldato della Patria. Prigionia in Russia, 1942 – 54.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 733.