BURLANDO Ferdinando

n. a Torino il 19 maggio 1923 (Wikipedia). Sottotenente s.p.e. (servizio permanente effettivo) alpini, partigiano combattente.

Ammesso all’Accademia Militare di Modena nell’ottobre 1941, nel marzo 1943 venne nominato sottotenente di fanteria in s.p.e.. Destinato al battaglione Morbegno del 50 reggimento alpini, l’8 settembre, alla dichiarazione dell’armistizio, si trovava al passo di S. Candido col suo plotone. Dopo aver ripiegato coi suoi uomini per la Val Pesio, si trasferì nel Canavese e, col nome di battaglia Ferruccio, organizzò le prime formazioni partigiane che entrarono a far parte della 9^ Divisione Giustizia e Libertà. Le gesta compiute a Ciriè, nel Canavesano, nella Valle di Lanzo e nel Monferrato come comandante di Brigata gli valsero l’appellativo di Diavolo bianco. Ferito sette volte in combattimento, sopportò 11 interventi chirurgici. Promosso tenente nel marzo 1945, nel 1947 fu trasferito al Ministero della Difesa e nel 1949 veniva collocato nella riserva come invalido di guerra. Conseguì la laurea in giurisprudenza nell’Università di Roma nel 1947 ed esercita la professione di avvocato. E’ morto a Roma il 31 luglio 2014.

Sottotenente degli alpini, sdegnando per due volte la resa, sottraeva tutti i suoi uomini alla cattura da parte del tedesco e li costituiva in formazioni partigiane alle quali accorse numerosa schiera di giovani entusiasti ed impazienti di impugnare le armi contro l’oppressore. Animatore e trascinatore dava prova di audacia superiore ad ogni umano ardimento in numerosi fatti d’arme, attaccando e sbaragliando con pochi uomini formazioni di autocolonne tedesche e, in audaci atti di sabotaggio, distruggendo diecine di pezzi di artiglieria nemica. Due volte arrestato, opponeva fiero silenzio alle sevizie infertegli sebbene ferito. Condotto tre volte innanzi al plotone di esecuzione che per sadica crudeltà non eseguiva l’infame sentenza, affrontava serenamente la morte che lo sfiorava senza ghermirlo; finché veniva arditamente liberato da una squadra di partigiani pochi minuti prima che il capestro, cui era stato condannato, ponesse fine al suo calvario. Sette volte ferito in distinti cruenti combattimenti, con le membra stroncate, sorreggendosi a stento sulle stampelle riprendeva con maggiore ardore il suo posto di combattimento, compiendo ancora leggendarie gesta. Fulgido esempio di indomito valore e di altissimo amore di Patria. Piemonte, settembre 1943 aprile 1945.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 703.