DI DIO Alfredo

n. a Palermo il 4 luglio 1920 (Wikipedia). Tenente s.p.e. (servizio permanente effettivo) fanteria, carrista, partigiano combattente.

Campione di scherma delle tre armi come il fratello Antonio, anch’egli decorato di M.O. (Medaglia Oro), uscì sottotenente effettivo dall’Accademia Militare di Modena nel gennaio 1941, assegnato al 1° reggimento fanteria carrista. Promosso tenente nel maggio 1943, l’8 settembre successivo, alla dichiarazione dell’armistizio, si trovava in sosta a Vercelli al comando della 9^ compagnia del reggimento in trasferimento a Novara. Dopo un breve combattimento contro preponderanti forze tedesche, riuscì a rifugiarsi con parte dei suoi uomini sui monti vicini dove formò un primo gruppo di volontari per la lotta clandestina di resistenza. Catturato ed evaso dalle carceri di Novara, riprese con maggior impegno la organizzazione dei reparti e formò la Divisione Val Toce che da lui comandata si coprì di gloria nella conquista della Valle dell’Ossola. Ferito gravemente in Val Canobina, non lasciò il suo posto di comando, rifiutando ogni assistenza. Il 12 ottobre 1944 la grave ferita ne uccise il corpo, ma non lo spirito che si unì nel cielo degli eroi a quello del fratello Antonio, caduto otto mesi prima combattendo nella stessa formazione. Iscritto a Pavia nella facoltà di giurisprudenza, gli fu conferita da quella Università alla memoria la laurea ad honorem nel 1947.

Ufficiale dell’Esercito in s.p.e., fin dal primo giorno della resistenza fu alla testa del proprio reparto nell’accanita battaglia contro l’oppressore. Organizzò i primi nuclei partigiani e con magnifico ardimento li condusse nell’impari lotta attraverso una serie di audaci imprese. Catturato dal nemico, con sdegnosa fierezza subì i duri interrogatori e, riuscito a farsi liberare, temerariamente riprese il suo posto dì combattimento partecipando alle operazioni che, attraverso lunghi mesi di sanguinosa lotta, portarono alla conquista della Val d’Ossola. In questo primo lembo d’Italia valorosamente conquistato resistette per quaranta giorni con i suoi uomini stremati, affamati e male armati contro forze nemiche di schiacciante superiorità, finché con le armi in pugno incontrò eroica morte alla testa dei suoi partigiani. Valle Strona, settembre 1943; Valle d’Ossola, Val Vigezzo, Finnero, settembre – ottobre 1944.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 568.