DI PALMA Cosimo

n. a Campi Salentina (Lecce) il 18 luglio 1915  (Wikipedia). Capitano s.p.e. A.A.r.n. (servizio permanente effettivo Arma Aeronautica ruolo naviganti), pilota.

Arruolatosi volontario in Aeronautica nel giugno 1935, conseguì il brevetto di pilota militare e la nomina a sottotenente di complemento nell’aprile 1936. Assegnato al 37° gruppo B.T. (Bombardamento Terrestre), pochi mesi dopo partì per l’A.O. (Africa Orientale) dove in quattro anni di guerriglia si distinse per il suo comportamento, meritandosi anche due encomi solenni. Rimpatriato col grado di tenente nel febbraio 1940, e rientrato al 37° gruppo, partecipò dal giugno successivo alle operazioni di guerra sul fronte occidentale e dall’ottobre stesso anno a quelle svoltesi sul fronte greco-albanese dove riportò una grave ferita. Ripresi i voli di guerra dal febbraio 1941, venne promosso capitano nel giugno 1942. Dopo la dichiarazione dell’armistizio non ebbe termine la sua attività e partecipò alla guerra di liberazione. Assegnato dal 18 febbraio 1944 al raggruppamento bombardamento e trasporto, nel campo di Galatina, assumeva il comando della 19^ squadriglia.

Altre decorazioni: M.A. (Medaglia Argento) (Cielo dello Jonio e della Grecia, dicembre 1940); M.A. (Cielo del Mediterraneo, luglio 1941 – aprile 1942); M.A. (Cielo del Mediterraneo, marzo 1943); M.B. (Medaglia Bronzo) (Cielo dell’Impero, settembre 1936); M.B. (Cielo del Mediterraneo, maggio 1942); Cr.g. al V.M. (Croce di guerra al Valore Militare) (Cielo della Grecia e della Jugoslavia, aprile 1941); sottotenente in s.p.e. per m.g. (meriti di guerra) (giugno 1938); capitano per avanzamento per m.g. (giugno 1942).

Abile pilota, valoroso combattente, dava, in quattro anni di guerra, molte e luminose prove di leggendario ardimento. Ferito grave in combattimento e sopravvissuto miracolosamente al difficile e pericoloso atto chirurgico cui era sottoposto, rientrava volontariamente in linea nonostante ancora debole e convalescente. All’indomani dell’armistizio, fedele al giuramento prestato, chiedeva tra i primi, ed otteneva, di partecipare alla lotta di liberazione. Alla testa della propria squadriglia, attaccato in mare aperto da soverchiante caccia nemica, sosteneva strenuamente l’impari combattimento. Con l’apparecchio in fiamme, deciso ad ogni costo a riportare in Patria le salme dei caduti, rinunciava ad ammarare e in prossimità della costa, dato ordine ai superstiti di lanciarsi col paracadute, affrontava da solo il generoso disperato tentativo che doveva coronare con un’aureola di gloria il suo sacrificio supremo. Cielo dell’Adriatico, 14 maggio 1944.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 443.